Titolo: Just the two of us.
Personaggi: Una ragazza che parla al figlio che porta in grembo.
Genere: Introspettivo e boh o.ò
Rating: Ehm, arancione? Giallo? boh u.u
Avvertimenti: Fa schifo xD
Introduzione: Sono già passati sei mesi da quella notte. Sei mesi di dubbi, incertezze, paure... E poi, finalmente, la luce.
Note dell’autore: Dunque, prima stavo guardando Waitress, e c'è la protagonista che ad un certo punto scrive una lettera al figlio che deve nascere... Ecco, la cosa mi ha ispirata particolarmente, e così è nata questa one shot. Però, dato che qualcuna vuole un rating rosso/arancione/giallo perchè è una porca, cercherò di inserire dei dettagli piccanti, cosa assai dura dato l'argomento U_U
Caro bambino,
ormai sono già sei mesi che sei dentro di me. Dico bambino perchè, anche se non ho voluto sapere se sarai un maschietto o una feminuccia, io me lo sento, so che sarai un bellissimo bimbo... Proprio come il tuo papà.
Ed è proprio di questo che voglio parlarti.
Quano nascerai, non ci sarà un padre entusiasta ad aspettarti, e nemmeno una famiglia felice. Con gli anni te ne renderai conto... Saremo solo io e te, sempre.
Sai, non è stato facile prendere questa decisione... Ma alla fine ce l'ho fatta, e so che è la scelta giusta.
Ho scelto di portare avanti una gravidanza che mai mi sarei aspettata, e ho deciso di farlo da sola, senza nemmeno dirlo a chi di dovere.
Ho passato giorni e notti a pensare cosa sarebbe stato meglio per me, poi ho pensato anche a te... Ho capito che, nonostante tutto, anche tu avevi il diritto di vivere. Ed è così che ho annullato quell'appuntamento, e sono andata a comprare la tua prima tutina, quella che indosserai appena nato.
Gialla; come il sole, come l'oro. Giallo felicità.
I mesi sono passati, a volte lenti e a volte incredibilmente veloci, e noi siamo ancora qui.
Sono qui, decisa più che mai a darti una vita felice, a farti crescere, a crescere insieme.
Si, perchè in questi mesi mi sono resa conto di essere ancora una bambina... Ma nonostante questo, ho avuto la forza di prendere delle decisioni importanti, di quelle che ti cambiano la vita per sempre. Forse ora non te ne rendi conto, anche se so che capisci quello che dico. Lo sento dai tuoi movimenti, sento quei leggeri calci, ma è ancora troppo presto; anche per me.
Quando sarai grande e avrai l'età che ho io ora, ti consegnerò questa lettera e ti spiegherò tutto, lo prometto.Proprio in quel momento sentii un leggero dolore, e mi sfiorai la pancia sorridendo.
Si, tu già mi capisci, pensai.
Così piccolo, e già vuoi farti valere. Sarai un bambino, un ragazzo, un uomo perfetto, lo so.
Crescerai, andrai a scuola, fari le prime amicizie... Alcune destinate a durare per sempre, altre che finiranno dopo poco, ma nel momento in cui le vivrai saranno bellissime.
E poi ti farò amare la musica, proprio come Lui.
Lui. Inevitabilmente il mio pensiero tornò indietro a quella serata, che sembrava come tutte le altre. In realtà, quella notte mi cambiò la vita.
Come quasi ogni sabato sera, io e la mia migliore amica storica avevamo deciso di andare ad un concerto.
Quella sera però era un concerto diverso, un concerto che aspettavamo da mesi.
Finalmente Loro suonavano in zona, e noi non potevamo perderceli.
Così ci trovammo davanti al locale prima dell'inizio del concerto ed entrammo. I nostri mesi di attesa vennero ampiamente ripagati, e ne valse davvero la pena.
Finito il concerto eravamo entrambe entusiaste ed agitatissime, sembravamo delle adolescenti in preda ad una tempesta ormonale!
Poi, non ricordo come, finimmo con il metterci a parlare allegramente con il cantante del gruppo, come se ci conoscessimo da una vita. Poco dopo si aggiunse anche il chitarrista, e decidemmo di prendere qualcosa da bere.
Nel frattempo il locale si stava svuotando sempre di più, noi eravamo sempre più brille e gli altri del gruppo avevano già caricato gli strumenti sul furgone.
Ci ritrovammo nei camerini, comodamente seduti su dei divanetti e con il quinto giro di bevuta in mano.
Poi non ricordo cos'è successo. Mi ricordo solo che ad un tratto rimasi sola con Lui, mi alzai per andare a cercare la mia amica e mi ritrovai addosso al muro con lui a pochi centimetri da me.
Se ripenso a quel momento non riesco ancora a rendermene conto. In quel momento ero la persona più felice del mondo. E quando mi baciò, prima delicatamente e poi sempre più violentemente, mi persi completamente nella sua bocca che sapeva di dolce e di proibito.
Non so per quanto andò avanti la cosa, e ho un altro vuoto di memoria... Ad un tratto mi ritrovai nella hall di un lussuosissimo albergo, con la mia mano nella sua. Ricordo di aver visto la mia amica che saliva le scale con il cantante, mentre noi andavamo dalla parte opposta.
Arrivammo in una stanza enorme, non ne avevo mai viste di simili negli alberghi. Si trattava di una suite, cosa che io non avevo mai potuto permettermi.
Quando entrammo mi guardò dritta negli occhi, e poi riprese a baciarmi, sempre con più foga. Iniziò ad accarezzarmi ogni parte di pelle che trovava scoperta, ma non gli bastava, lo sentivo. Mi sbottonò la camicetta e la lasciò cadere a terra, poi si tolse la maglietta, riprendendo a baciarmi stringendomi forte al suo petto nudo.
Poi si staccò, e prendendomi per mano mi fece sedere sul letto. In un attimo era sopra di me, e continuando a baciarmi mi tolse anche i pantaloncini che portavo. Iniziò a baciarmi ovunque, scoprendo posti che io nemmeno avevo immaginato. Presa da quella frenesia gli slacciai la cintura e gli feci scivolare via i pantaloni, attirandolo poi a me e sentendo il suo corpo sopra il mio. Mi tolse quei pochi indumenti che ancora ci separavano, e fece lo stesso con i suoi, poi iniziò a muoversi lentamente sopra di me, provocandomi un piacere immenso.
Scivolò dentro di me con decisione, e mentre si muoveva continuava a baciarmi, con le mani tra i miei capelli.
Mi strinsi più forte a lui, volevo che non smettesse. Arrivammo all'apice del piacere insieme, ed entrambi stanchi e sudati ci addormentammo abbracciati.
La mattina dopo, la luce del sole mi colpì dritta in faccia e mi svegliai. Mi guardai intorno, senza riconoscere la mia camera. Avevo un forte dolore alla testa ed ero confusa, ma alla fine mi ricordai.
Al mio fianco però, come a smentire il mio ricordo, non c'era nessuno. La stanza era vuota, nessuna traccia di valigie o vestiti, oltre ai miei.
E così, come in trance, mi alzai, mi vestii lentamente e uscii da quella camera, scesi le scale e scivolai fuori da quell'albergo, prendendo il primo taxi che vidi.
Ricordo che i giorni che seguirono furono strani. Non riuscivo a capire se fosse stato tutto frutto della mia fantasia o se fosse tutto realmente accaduto.
Dopo un paio di settimane però, ebbi la conferma. Ero in ritardo. Io, puntuale come un orologio, avevo un ritardo di una settimana. Alla fine mi decisi e feci quel test.
Positivo.
Lo feci di nuovo, e di nuovo ancora, anche a distanza di giorni. Il risultato non cambiò.
Precipitai nella depressione più nera, non sapevo cosa fare, ne a chi dirlo.
Mi decisi ad andare dal medico, che confermò ciò che diceva il test. Cercò in tutti i modi di mettermi a mio agio, e mi disse che avevo due possibilità.
Disse che dovevo pensarci bene, ma io avevo già deciso. Prenotai il giorno stesso l'appuntamento. Mi sentivo sollevata, tutto sarebbe tornato alla normalità.
Qualche giorno dopo però, mi ritrovai al parco a passeggiare con le cuffie alle orecchie. Intorno a me c'erano delle coppie di anziani e delle giovani coppie di genitori con i figli. La cosa che mi colpì di più però, fu quella ragazza, così simile a me, così giovane, così allegra, così... Mamma.
Era seduta su una panchina e teneva in braccio una bimba piccolissima, non dimostrava nemmeno un anno.
Quella ragazza era come me, pensai. Ma guardala, come sorride. Guarda i suoi occhi, con quanto amore osserva qualla bambina. E' da sola anche lei. Ma è felice.
Non so cosa mi prese, ma di colpo mi alzai dalla panchina su cui mi ero seduta, presi il telefono e chiamai lo studio del medico.
Quando richiusi la telefonata, un grande sorriso si era stampato sulle mie labbra.
Guardai nuovamente quella giovane donna, e andai verso quel negozio che avevo visto in centro qualche tempo fa.
Ritornai al presene con un sospiro, e sorrisi ricordando le parole del medico alla fine di quella chiamata: "Signorina, ha fatto la scelta giusta".
Si, mi dissi, avevo fatto davvero la scelta giusta.
Sorrisi, ripresi in mano la penna e guardai quel foglio ormai pieno di parole. Ne mancavano alcune però.
Ti voglio bene, ora e per sempre.
La tua Mamma.